Risalendo la valle del Serchio a nord di Lucca, il paesaggio cambia rapidamente: la pianura lascia il posto a colline boscose, il fiume si fa più stretto e le montagne si avvicinano. All'altezza di Borgo a Mozzano appare una delle immagini più famose della Lucchesia, il Ponte della Maddalena, che tutti conoscono come Ponte del Diavolo.
Un ponte medievale sulla via dei pellegrini
Il ponte collega le due sponde del Serchio con una serie di arcate asimmetriche, dominate da un'arcata maggiore molto alta, che gli dà il caratteristico profilo a schiena d'asino. La sua costruzione è tradizionalmente legata alla contessa Matilde di Canossa, fra XI e XII secolo, mentre l'aspetto attuale si deve in buona parte ai lavori voluti da Castruccio Castracani, signore di Lucca, all'inizio del Trecento.
Il ponte serviva a viandanti, mercanti e pellegrini che scendevano dalle valli verso Lucca, dove potevano immettersi nella Via Francigena diretta a Roma. Il nome della Maddalena arrivò nel Cinquecento, da un oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena che si trovava ai piedi del ponte, sulla riva sinistra del fiume.
La leggenda del diavolo
Come molti ponti che nel Medioevo sembravano impossibili da realizzare, anche questo è legato a una leggenda. Secondo la versione più diffusa, il capomastro incaricato della costruzione si accorse che non sarebbe riuscito a terminare l'opera entro i tempi stabiliti. Disperato, una sera sulla riva del Serchio ricevette la visita del diavolo, che gli offrì di completare il ponte in una sola notte, chiedendo in cambio l'anima del primo che lo avesse attraversato.
Il patto fu accettato, ma il costruttore trovò il modo di ingannare il diavolo facendo passare per primo sul ponte un cane. Beffato, il diavolo si gettò nelle acque del fiume e non si fece più vedere. Altre versioni della storia cambiano i protagonisti e alcuni dettagli, ma il finale resta lo stesso: il ponte rimase, e con lui il suo soprannome.
Al di là della leggenda, fermarsi sul ponte fa capire perché abbia colpito tanto l'immaginazione di chi lo attraversava. Dal punto più alto dell'arcata maggiore il Serchio scorre in basso, largo e tranquillo, e lo sguardo corre lungo la valle fino alle colline boscose che la chiudono. È un luogo che cambia molto con le stagioni: limpido in primavera, avvolto nella foschia nelle mattine d'autunno, silenzioso nelle giornate d'inverno.
Borgo a Mozzano e la Valle del Serchio
Il ponte è anche il simbolo di Borgo a Mozzano, paese della Media Valle del Serchio che vale una sosta per il suo centro raccolto lungo il fiume. Il comune è noto per la tradizione delle azalee, a cui ogni anno in primavera dedica una manifestazione, e per la festa di Halloween che in autunno anima il borgo e i dintorni del ponte, proprio per via della sua leggenda. Date e programmi vanno verificati di volta in volta sui canali ufficiali del Comune di Borgo a Mozzano.
Da qui la valle continua verso nord: da un lato si apre la Val di Lima con Bagni di Lucca, dall'altro, risalendo il Serchio, si entra in Garfagnana, fra borghi di pietra, rocche e le montagne delle Apuane e dell'Appennino. Lungo la valle corre anche la Via del Volto Santo, l'antico cammino che scende dalla Lunigiana e dalla Garfagnana fino a Lucca, dove nel Duomo di San Martino si conserva il crocifisso ligneo che dà il nome all'itinerario.
Una gita dalla Piana di Lucca
Borgo a Mozzano e il Ponte del Diavolo sono una meta ideale per una gita di mezza giornata o di una giornata intera, magari abbinata a una passeggiata lungo il fiume o a una deviazione verso i borghi della Garfagnana. Partendo da Villa Franca, a Capannori, si può fare colazione con calma, raggiungere la valle in mattinata e rientrare la sera nel verde del giardino, con il parcheggio gratuito ad attendervi.
Dal Ponte del Diavolo alla quiete di Villa Franca
Dopo una giornata nella Valle del Serchio, tornate a Villa Franca, a Capannori: camere accoglienti, colazione in omaggio e un grande giardino con frutteto.